Linfonodo al collo del bambino. Quando preoccuparsi? Con la storia di Mattia.

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Capita spesso che un genitore senta un linfonodo al collo del suo bambino, che sembra più grande del solito. 

La maggioranza di loro si fanno questa domanda: sarà qualcosa di grave? come faccio a saperlo? 

Questo è l’argomento di questo articolo. 

Attenzione: Le informazioni contenute in questo sito sono solo a scopo educativo generale, e non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto medico-paziente o la visita specialistica. Si raccomanda di chiedere sempre il parere del proprio medico curante e/o di specialisti riguardo qualsiasi indicazione riportata.

Quando un linfonodo al collo è grande?

Se il linfonodo, la ghiandola che sentite, ha dimensioni inferiori a 1 cm di diametro, allora si tratta di un linfonodo normale, non è ingrandito. 

Non è patologico. Non c’è nulla di cui preoccuparsi. Non pensateci più. 

Se il vostro bambino ha un linfonodo al collo ingrandito, che supera 1 cm di diametro, i segni e i sintomi che vi indico e spiego ora sono quelli che possono essere indicativi di una malattia grave o importante che richiede una visita rapida dal pediatra. 

Questo vuol dire che se il bambino non ha questi sintomi direi che si può stare abbastanza tranquilli.

Però ricordatevi bene una cosa.

Se in qualsiasi momento o per qualsiasi motivo vi sentite comunque preoccupati o agitati per questa ghiandola il collo questo è già un buon motivo per richiedere la visita.

I segni di allarme in caso di linfonodo al collo ingrandito

1. Il linfonodo, la ghiandola è localizzata sopra alla clavicola oppure magari anche da altre parti ma vi è una ghiandola anche sopra la clavicola.

Questo un segno importante perché spesso dei tumori come dei linfomi danno proprio la comparsa di ghiandole in quel posto.

2. Il linfonodo aumenta sempre di dimensioni. Mano a mano che passano i giorni aumenta diventa arrossato, gonfio e fa male quando lo si tocca.

È normale che un linfonodo nel collo non guarisca in qualche giorno però non dovrebbe aumentare in modo eccessivo. Se invece succede il contrario soprattutto se è arrossato e fa male può darsi che si stia sviluppando un ascesso.

3. La ghiandola ha una dimensione superiore 2 cm e poi è dura e non si muove quando si cerca di spostarla dolcemente. È dura proprio come un sasso.

Anche questo è un segno di un possibile tumore o di altra malattia importante. 

4. Il linfonodo è ingrossato, quindi di una dimensione superiore ai 2 cm, e non migliora. 

Cioè praticamente in un paio di settimane il linfonodo non diminuisce di dimensioni. 

5. Il bambino ha una perdita di peso. Oppure una stanchezza marcata.

6. Il bambino ha una febbre alta magari da diversi giorni e non sta bene.

Si può trattare di un’infezione batterica importante oppure anche alcuni tipi di infezioni che danno delle ghiandole al collo aumentate come la malattia di Kawasaki.

7. Il bambino ha una febbricola che continua per 15 o 20 giorni.

Si può trattare di un’infezione virale persistente o ricorrente ma a volte anche di malattie più gravi.

8. Il vostro bambino ha delle ghiandole al collo che non passano e in più vi accorgete che comincia a sudare molto di notte. Anche se non c’è caldo. 

Molto di più di quello che era abituato a fare.

Anche questo è uno dei segni di linfoma o altri tumori. Ma anche di alcuni tipi di infezioni particolari.

9. Il bambino presenta uno sfogo della pelle, soprattutto se si tratta di macchie che non scompaiono quando le schiacciate, come dei piccoli o grandi ematomi. 

Poi anche se vi è una facilità agli ematomi anche per traumi lievi.

Anche questo può essere un segno di un tumore come una leucemia. Ma anche di alcuni tipi di infezioni.

10. Il bambino inizia ad avere difficoltà a deglutire e non riesce a mangiare oppure ha una forte salivazione o fa fatica respirare. O magari presenta una rigidità al collo o un torcicollo.

In questo caso il problema può essere un’infezione delle strutture dei muscoli o delle strutture del collo, quello che si chiama in termini tecnico un ascesso faringeo.

11. E qui mi ripeto rispetto quello che ho detto prima. Se vi sentite per qualsiasi motivo agitati e preoccupati.

Se il vostro bambino anche uno solo di questi sintomi o segni conviene chiamare il vostro medico. 

Se invece vedete che il bambino ha delle ghiandole gonfie, però queste non fanno particolarmente male, non sono dure e sono mobili, e magari bambino anche un po’ di mal di gola o raffreddore, allora si può stare abbastanza tranquilli se il bambino non ha nessuno dei sintomi che ho descritto sopra.

Di solito in questi casi conviene aspettare per vedere l’evoluzione, perché spesso il linfonodo nell’arco di qualche giorno comincia diminuire poi magari sparisce del tutto in un paio di settimane.

È inutile fare degli esami o un’ecografia in questi casi.

In caso di qualsiasi dubbio ovviamente contattate il vostro pediatra. Nel caso che il linfonodo non passa il pediatra potrebbe prescrivere una terapia antibiotica oppure degli esami ad esempio l’ecografia.

La storia di Mattia

Come ad esempio nel caso di Mattia, un bambino che aveva proprio qualcuno dei sintomi che vi ho descritto sopra. 

Mattia viene visto dal suo pediatra in maggio per un controllo periodico annuale. 

Mattia ha 10 anni ed è sempre stato in buona salute, tranne le solite lievi malattie infettive dei bambini. Mai ricoverato in ospedale. 

Durante la visita il pediatra trova un linfonodo ingrandito alla parte sinistra del collo, sotto l’angolo della mandibola. Abbastanza mobile, non duro e non fa male. 

Il bambino ora ha un pò di raffreddore e due settimane fa ha avuto una tonsillite da streptococco. Allora a questo punto la diagnosi più probabile è un linfonodo reattivo da malattia infettiva. Il pediatra consiglia un controllo fra 20-30 giorni se la situazione non migliora. 

Però arriva l’estate, il bambino sta bene, gioca. Il linfonodo quasi non si vede. E si parte per le vacanze

A settembre Mattia ha tosse e raffreddore e si sente sempre lo stesso linfonodo. Il pediatra fa diagnosi della cosa più probabile. Cioè un ingrandimento da infezione virale, quello che si chiama in termine tecnico linfoadenite reattiva. 

Però per stare tranquilli prescrive anche degli esami del sangue e una radiografia, per escludere, ad esempio una leucemia. Questi esami sono risultati normali, con sollievo della famiglia e del pediatra, e David ha ripreso la sua vita normale. 

Però il linfonodo era sempre lì. I genitori di Mattia iniziano a preoccuparsi. La mamma, medico, pensa che ci possa essere una causa odontoiatrica, come una carie che non si vede o un ascesso dentario. 

E lo porta dal dentista che non trova nulla. Denti perfetti. 

Allora i genitori ricontattano il pediatra, anche perché proprio il linfonodo resta sempre lì, sembra più duro, e ora è preoccupato anche Mattia, che in più è più stanco del solito. 

Il pediatra invia il bambino al nostro ospedale, per una valutazione chirurgica ed eventualmente una biopsia per chiarire la diagnosi. Il chirurgo inizialmente pensa che si possa trattare di una infiammazione delle ghiandole salivari, però sia la Tac che un’ecografia non lo confermano. 

Abbiamo deciso che a questo punto la biopsia era indispensabile. 

Anche se i genitori erano titubanti per la paura dell’anestesia generale e l’intervento piuttosto delicato che poteva toccare i nervi e i vasi del collo, sono d’accordo per farla. 

Sono passati ormai diversi mesi e agli inizi di novembre Mattia entra in sala operatoria. L’équipe chirurgica asporta il linfonodo che viene inviato in laboratorio per l’esame istologico. 

Dopo qualche giorno di lunga attesa difficile per i genitori arriva il risultato, che già la mamma sospettava. linfoma di Hodgkin, un tumore maligno dei linfonodi. 

Dopo un paio di settimane Mattia inizia la chemioterapia nel reparto di oncologia pediatrica. Ha fatto diversi cicli e la cura ha funzionato. Dopo quasi un anno gli esami indicano una remissione completa. 

Ultimo consiglio. 

Pensare che il proprio bambino abbia qualcosa di grave è enormemente stressante, angosciante, a volte devastante. Non si dorme di notte. 

Poi si va a guardare su google e quasi sempre questa paura aumenta perché non si hanno le competenze per valutare le informazioni in modo corretto.

Se pensate a queste cose nel vostro bambino che ha un linfonodo al collo, come con un altro sintomo, e avete paura che si tratti di qualcosa di grave, come un cancro o altro, che mette in pericolo la vita del vostro bambino, ditelo al vostro pediatra. Non tenetelo per voi.

“Dottore, ho paura che il mio bambino abbia una leucemia, o un tumore, o altro”. 

È importante che esprimiate le vostre preoccupazioni e le vostre idee, così durante la visita vi potrà rassicurare, oppure a volte anche se le preoccupazioni sono fondate e fare degli esami per confermare o escluderle. 

Se volete ricordarvi i segni di allarme non è necessario riascoltare la puntata. potete scaricare il pdf nell’articolo collegato. 

Referenze bibliografiche. 

Michael S. Weinstock, Neha A. Patel and Lee P. Smith. Pediatric Cervical Lymphadenopathy. Pediatrics in Review September 2018, 39 (9) 433-443. 

Michael F Dulin e al. Management of Cervical Lymphadenitis in Children. Am Fam Physician. 2008 Nov 1;78(9):1097-8.

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